martedì 12 dicembre 2017

GLI SDRAIATI di FRANCESCA ARCHIBUGI

Francesca Archibugi torna dopo due anni dall'ultima pellicola girata come regista.  Nel frattempo ha collaborato alle sceneggiature di due film dell'amico Paolo Virzi.
Questo ritorno dietro la macchina presa è un felice e gradito ritorno alle atmosfere malinconiche, delicate, soffuse, di quasi tutte le sue opere. Il cinema della Archibugi non è trattenuto, non si vergogna di mostrare l'essere umano e sopratutto i sentimenti. I suoi film indagano il tema difficile delle relazioni umane, in particolare l'universo giovanile. La regista romana è davvero bravissima nel mettere in scena il mondo degli adolescenti e dei bambini, senza eccessiva retorica o trasformandoli in bambolotti senza personalità.
I suoi ragazzi e bambini non sono buoni o cattivi. Loro sono veri, forti, sinceri.  Nelle pellicole di Francesca Archibugi, i giovani non vengono mai giudicati o vezzeggiati attraverso lo spirito paternalista di molte pellicole americane e italiane.  Costoro sono anche terribili, compiono stupidaggini, ma senza che vi sia per forza una svolta tragica; come non è detto che la loro bontà venga premiata o sia ipocrita e calcolata.
I ragazzi e i bambini fanno, agiscono, per questo motivo spesso creano situazioni di scontro cogli adulti.
Perché una volta superata una certa età,  preferiamo essere maturi e non creare problemi. A volte questa è una scusa per non affrontare le crisi che abbiamo durante la nostra vita.
In questa commedia dolceamara che è la vita, Francesca Archibugi sta con i giovani. Sono loro che hanno la forza per metter in gioco la pacifica vita borghese, oppure ne sono le vittime. Quelli che escono sempre con le ossa spezzate sono sempre gli adulti.
"Gli Sdraiati" trae origine dal romanzo di Michele Serra. Io non ho letto il libro e penso non lo farò mai, per cui togliamoci subito il discorso: "Meglio il libro o il film?" 
La pellicola affronta la storia quotidiana di un popolare conduttore televisivo,  Giorgio Selva,  alle prese con l'educazione del figlio Tito. L'uomo è preciso, ordinato e pretende dal figlio le stesse cose. Egli non è un padre assente però la sua presenza è legata a un ruolo di puro educatore, quando parla col figliolo lo fa solo per rimproverarlo di qualche mancanza. 
Il ragazzo non obbedisce e non considera i richiami del padre. Per me fa bene a non dar peso alle parole paterne
Quando un figliolo adolescente non ascolta o un bambino " fa i capricci", vuol dire che stiamo errando del tutto la nostra comunicazione con loro. 
Non preoccupiamoci troppo: capita a tantissimi di noi. Quasi una legge naturale, dalla quale è impossibile sfuggire
A loro volta quando i figli diventeranno genitori ripeteranno gesti e parole subite in gioventù.

Guardando la pellicola balza all'occhio come adulti e ragazzi, pur vivendo nelle stesse case e città, siano come due tribù diverse. Ognuna di esse coi suoi riti, codici, regole, tensioni. 
Il gruppo di adolescenti va in crisi quando Tito si fidanza, perché a 17 anni, in modo particolare per i maschi,  l'amicizia è tutto. Una ragazza pone altre regole, altera i rapporti," è tutto un altro tipo di organizzazione""-
Archibugi e Piccolo, in fase di sceneggiatura, si mostrano brillanti e attenti nel dar peso ai piccoli problemi legati all'adolescenza.  Tanto si mostrano partecipi e solidali nei confronti dei ragazzi, quanto sono più pungenti nel metter in scena i limiti degli adulti.
Giorgio è un uomo infedele, che non riesce a vivere una relazione sentimentale seria, i suoi amici rappresentano quella borghesia illuminata ma che si parla fin troppo addosso. L'unico che par aver un minimo di buon senso, anche se a modo suo, è Pinin, il suocero di Giorgio e nonno di Tito.
Cochi Ponzoni è davvero ottimo in questo ruolo.
Tra i cinfeili va di moda criticare il cinema della Archibugi: buonista, radical chic, borghese. Sono le classiche cazzate di chi parla e scrive perché, purtroppo, ad essi hanno dato bocca e mani. Ella in realtà ha un tocco leggero e profondo, non cerca la provocazione o lo scandalo a tutti i costi,  sopratutto, proprio come me, prova una forte empatia nei confronti del genere umano. 
Per questo motivo anche in questa pellicola non aspettatevi ragazzi drogati e devastati, ma sempre fichissimi che siamo occidentali, o colpi bassi pur di suscitare clamore intorno al film.
In scena va la storia di un uomo, suo figlio e il rapporto sempre teso ma capace di tenerezze improvvise tra individui di generazioni differenti.
Le debolezze dei personaggi non vengono mai nascoste, però non si avverte nemmeno il bisogno di insistere sui loro difetti e trasformarli in esseri cinici e insensibili. Giorgio compie grossi errori, sopratutto colle donne ma non diventa mai la figura negativa del genere maschile.
Anche perché le donne e madri non sono migliori degli uomini e padri. 
Gli Sdraiati è un film, in un mondo di vecchi che pensano ancor di esser nel 77, che sta dalla parte dei ragazzi, smitizza le leggende più truci sul loro conto, li descrive come sono
Avviso agli adulti che in qualche modo di occupano di giovani ( genitori e insegnanti in modo particolare):  guardate questo film insieme ai ragazzi. Si riconosceranno e voi avrete modo di dialogare con loro seguendo i loro discorsi, non le vostre idee su di essi



lunedì 4 dicembre 2017

Liebster

L'amica di blog Arwen Lynch ha segnalato questo blog, per il premio che io apprezzo maggiormente: il Liebster.
Quanto pare questa segnalazione è legata all'ultima volte che il premio è stato messo a disposizione in rete. Per cui ho già segnalato e fatto domande a tutti i blogs che meritano maggiore visibilità.
Allora perché scrivo un nuovo post? Perché le domande sono interessanti e meritano una risposta pubblica.
Per aprire un confronto fra lettori di questo diario pubblico.

Bando alle ciance! Ecco le domande!

1- Ammettetelo, avete mai scaricato film o serie tv illegalmente?
Emule è illegale? Qualora la risposta fosse sì: allora ho usato parecchie volte Emule per scaricare vecchissimi film, cercare opere dimenticate o rare. Per tutto il resto c'è la sala cinematografica2- Pensi che si dovrebbero cambiare le sale cinematografiche affinché tutti potessero guardare film?
In generale, almeno parlo di Firenze, le sale cinematografiche vanno bene così come sono. Gli unici cambiamenti fondamentali sono le sedie, se per caso fossero scomode. Potremmo anche analizzare il discorso sul prezzo dei biglietti, però se uno ama profondamente il cinema risparmia su altre cose, alfin di poter andare al cinema più volte durante la settimana. Questo è il metodo di casa Viganò-Nencini3- Un attore o attrice che hai sopravvalutato e poi ti sei pentito di averlo fatto?
Nessuno. Invece ammetto di aver sottovalutato alcuni attori, uno fra tutti Elio Germano, e di essermene pentito amaramente.4- Primo regista preferito e perché?
Woody Allen. Era occhialuto e logorroico come me.5- Blockbusters o cinema d'autore cosa preferisci?
Cinema d'autore. Però non mi pongo nessun limite di genere e altro. Ci sono film commerciali bellissimi, che meritano di esser visti.6- ti abboneresti a netflix?
Siamo già abbonati e ci troviamo bene!7- Piatto preferito?
Questa domanda meriterebbe un post a parte. Sono una buonissima forchetta! Però direi le lasagne o un piatto di pasta al sugo di carne/ pesto.8- Pensi che Meryl Streep abbia avuto nomination all'oscar immeritate oppure siccome è brava è giusto che gliele diano?
Lei è fenomenale. A volte forse i film che ha fatto non sono memorabili come la sua interpretazione, ma penso che se le meriti le nomination9- Pensi che ci sono attori sopravvalutati che lavorano immeritatamente nel mondo del cinema? Se si quali?
Bradley Cooper e Matthew McCounaghey. Non mi piacciono per nulla. Non penso che lavorino immeritatamente, diciamo è solo una mera questione soggettiva. 10- L'oscar a Jim Carrey glielo daresti?
Assolutamente si11- Come ti approcci alla visione di un film?
 In modo totalmente emotivo. Per me un film non è mai una questione solo tecnica, per quanto mi piacciano molto i registi che fanno della mdp una vera e assoluta protagonista delle loro opere. Devo entrare in profonda empatia con i personaggi e perdermi nella storia. Superare la barriera del "veder un film", per viverlo.

Ringrazio Arwen per il premio e le domande. 
Mi raccomando andate a dar un'occhiata al suo blog
https://lafabricadeisogni.blogspot.it/

venerdì 1 dicembre 2017

DETROIT di Kathryn Bigelow

La violenza è alla base degli Stati Uniti d'America. Una nazione nata anche attraverso il genocidio dei pellerossa, che ha prosperato usando lo schiavismo, ed ha costruito una società con regole feroci e rigide, nella quale la distanza e differenza fra popolari ed esclusi è forte e netta.
Domenico Losurdo, in un suo libro assolutamente da leggere intitolato : "Democrazia o Bonapartismo", edizione Bollati Berlinghieri, pone gli U.S.A. nella seconda categoria ( quella del bonapartismo). Il filosofo critica molti aspetti della vita politica americana, soffermandosi in modo particolare sulla dinamica delle elezioni.
Certo l'America, in questo saggio politico, non è la sola nazione a esser criticata svelando la contraddizione tra democrazia e una pratica che devia da essa,; d'altronde il sottotitolo è: trionfo e decadenza del suffragio universale. Per cui è un discorso che riguarda l'Occidente tutto.
Una parte di mondo che si basa su tante libertà ma allo stesso tempo soffoca e reprime minoranze, classi meno abbienti e crea ampi luoghi di isolamento ed esclusione sociale.
Io penso che negli Stati Uniti questo modello sia espresso in modo più spietato e limpido.
Il libro da me citato all'inizio di questo post, prende in considerazione come nella campagna elettorale ogni voce indipendente faccia fatica ad emergere per colpa di un sistema che esclude l'outsider ( pochissimo spazio in tv,  poco danaro da poter spender per la propria visibilità in campagna elettorale) .
Dovrei rileggerlo perché molto interessante sotto vari punti di vista.
Ritornando più specificatamente al tema della violenza nella società americana, si potrebbe citare anche il cinema, come mezzo che veicola certi modi di gestire i conflitti. In quello più classico l'eroe è un perfetto americano che spazza via la marmaglia dei nemici  di turno,  simbolo dei coloni che riuscirono a piegare alle loro esigenze le terre più inospitali. Gran parte del cinema classico (peraltro  pellicole spesso avvincenti e memorabili) propone questa figura dell'Eroe, o per dirla alla maniera di mio padre:  quel fort  ( quello forte).
La forza è l'elemento che distingue un buon americano dal resto del mondo che magari rifiuta il modello yankee.
Tutto cambia colla stagione brevissima ed intensa della New Hollywood.  La figura dell'eroe si trasforma in quello di distruttore e la violenza edulcorata del cinema classico esplode con prepotenza, ferocia, lucida crudeltà. La nazione è stata costruita ed è popolata da mostri.
Questa atroce verità può essere accettata dal Grande Paese? No. Tanto che si è dovuto creare una leggenda da esportazione e che avesse anche il ruolo di educare il proprio popolo: Il sogno americano
L'idea che ognuno fosse libero e avesse pari opportunità, spesso strumentalizzando pochi casi in cui questa convinzione è diventata reale,  è la grande bugia che ci hanno e si sono raccontata.
Tutto questo discorso si basa anche sull'idea bizzarra che una Nazione possa essere innocente, come se si parlasse di un essere umano.
Ovviamente nell'umanizzazione di uno stato e una società come quelle americane,  loro sono sempre il vicino di casa affabile, simpatico, alla mano.
Peccato che questo vicino abbia l'inclinazione a usare in modo eccessivo e disinvolto le armi, che imponga colla scusa della democrazia da esportare il proprio sistema economico-sociale e che non sia bastato un presidente degli Stati Uniti afro americano per impedire alla polizia di sparare a cuor leggero contro ogni nero in circolazione.

Io penso che per comprendere fino in fondo questo bellissimo e meraviglioso film, si debba aver chiaro la situazione della popolazione afro-americana. Per questo motivo potrebbe essere d'aiuto la visione e la lettura di opere che trattino il tema della questione afro-americana. Noi avremmo maggiori informazioni sul tema presente nel film e potremmo comprender meglio cosa abbia scatenato la rivolta e la successiva repressione
Grazie a Netflix ho avuto modo di vedere un ottimo documentario intitolato  XIII Emendamento. 
In questa opera si spiega come dopo la Guerra di Secessione, il Sud degliStati Uniti fosse devastato economicamente e colpito a fondo. La nazione non poteva permettersi questa situazione che minava lo sviluppo economico e la stabilità sociale. Per arginare e risolvere questo aspetto negativo della fine del conflitto si prese una parte del XIII emendamento ( ogni cittadino è libero tranne chi commette atti criminali, questo più o meno il succo)  per far arresti di massa tra i maschi afroamericani. Questi vennero usati per i lavori forzati e adoperati nella ricostruzione del Sud. Queste deportazioni pesarono moltissimo su quella parte della popolazione americana, creando e aumentando i conflitti razziali. Durante tutta la storia degli Stati Uniti si son create emergenze sociali che hanno colpito a fondo , in primis, la popolazione afro americana.
Ho letto un libro molto interessante su questo argomento:  Tra me e il mondo  di Ta- Nehisi Coates .
Questo libro è una lunga lettera scritta dall'autore al figliolo, nella quale egli spiega al suo bambino, cosa voglia dire esser neri in America.
Voi sapete che vuol dire? Principalmente che il tuo corpo non ti appartiene. Esso è di proprietà della polizia, delle bande, di una violenza sempre presente anche nei rapporti famigliari. Perché l'oppressione rende le vittime oppressori di altri esseri umani.  Un padre represso e umiliato da una società razzista e classista tenderà a prendersela col figlio piccolo.
L'autore in un brano di questa lettera spiega benissimo i modi che usa la sbirraglia americana per aver un pretesto, basta uno solo, come scusa per sparare a un nero.
Questa parte del libro la noti benissimo nel film della Bigelow e del suo fidato sceneggiatore Mark Boal. Mi riferisco alla sequenza dove due neri inscenano davanti ai loro amici e a due ragazze bianche quello che di solito succede tra sbirri e afroamericani.
Un modo per spiegare come stanno le cose: veloce e di grande impatto.
Io ho voluto iniziare questo post da lontano e non parlando dettagliatamente del film, perché ci tengo che si sappia e capisca una cosa importante: non è stato un caso.
Detroit non è stato un caso isolato, l'improvvisa esplosione di follia che ha colpito gli abitanti dei quartieri poveri della città Come non sono casi isolati o dettati dalla violenza di pochi criminali, le altre rivolte della popolazione afro americana . Da Detroit a Los Angeles,  ricordiamo il caso Rodney king, fino alle ultime di qualche anno fa. Tutto si basa sulla repressione e oppressione poliziesca abbinata al degrado sociale, in cui spesso sono abbandonati i neri.
Poi dici che Spike Lee esagera...

Detroit è cinema etico e morale alla massima potenza ed è un lucido trattato su cosa sia la guerriglia.
Noi non dovremmo mai scordare che il cinema -tutta l'opera- di  Kathryn Bigelow ha come tema il conflitto e la guerra. Meglio ancora di come gli esseri umani si accostino e subiscano essa, in tutte le forme possibili e immaginabili. La questione del conflitto razziale, in particolare la violenza della polizia bianca contro i neri, era presente seppur in modo marginale, anche in Strange Days
Nelle ultime opere è venuto ad aggiungersi uno stile secco e preciso, da cronaca, conributo del suo sceneggiatore Mark Boal. Lo ripeto perchè ci tengo a precisare che alla base di un buon film vi è sempre una buona sceneggiatura. In questi ultimi tempi ,mi pare che codesta professione sia alquanto dimenticata.
Alcuni criticano il modo in cui la regista ha messo in scena questa tragedia americana.  La colpa sarebbe quella di una certa ambiguità morbosa, nel descrivere la violenza.
A mio avviso è un giudizio fallace, poiché è ben chiaro e preciso il bersaglio delle critiche da parte di regista e sceneggiatore: la polizia di Detroit.
L'opera si svolge per più della metà della sua durata, all'interno di un motel. Anzi in un corridoio di quel motel.
Qui esplode la lucidissima violenza "sbirresca".  La violenza è in primo piano perché non poteva essere altrimenti, visto i continui soprusi messi in atto dalle forze dell'ordine contro gli abitanti afro-americani
Il film, senza troppi peli sulla lingua spiega in modo preciso cosa succede a tirar troppo la corda: si spezza e una volta che accade questo nascono rivolte, sommosse, atti di guerriglia.
Il che non vuol dire condannare chi si ribella, ma semmai il metodo che può esser controproducente.
Questa è un'analisi e riflessione matura. Non c'è bisogno di far apparire i neri come vittime, perché anche se saccheggiano e bruciano le loro case, anche se vi sono dei cecchini che sparano contro la polizia, sono gli afro americani ad essere vittime del sistema. La loro reazione, per quanto scomposta, è legittimata da tutto quello che hanno patito, vissuto, nella più totale esclusione.
Bigelow e Boal non giudicano negativamente nemmeno i ragazzi del motel. Si uno di loro non ha colto da subito la pericolosità della situazione.Il giovane non ha avuto una brillante idea sparando a salve dalla finestra del motel contro gli agenti della polizia..
Però questo gesto è superato dalla reazione degli agenti. Il problema sono questi poliziotti esaltati, questi razzisti in uniforme.
La violenza insostenibile messa in scena dalla regista, non è fine a sé stessa ma al contrario crea una fortissima empatia colle vittime.
Larry Cleveland e amici sono quelli che pagano ad alto prezzo una serata come tante, in una situazione non normale. Però sono giovani e vogliono vivere, divertirsi, questo è il loro unico crimine.
Al contrario i poliziotti sono dei macellai. Forti del fatto che nessuno si metterà contro di loro, semmai se la prenderanno con quei "negri fuori controllo".
Rammento che la polizia americana è intervenuta spesso con maniere forti contro le minoranze etniche, sociali, sessuali. Tanto che , in questo ottimo film, a farne le spese sono pure due ragazze bianche.
La loro colpa? Spassarsela con dei "fratelli".
Opera etica e morale, come scritto all'inizio di questo post, ribadisco il concetto: Detroit è cinema civile, di denuncia, memoria, rabbia e dolore.
Il finale accenna un minimo di umana consolazione ma allo stesso tempo la nega poiché ci spinge a chiederci: " Come si può sopravvivere a una notte simile? Come hanno fatto tutte le vittime della repressione poliziesca?"
Il gospel finale tenta di darci un po' di sollievo ma noi sappiamo che le cose continuano ad andar male per i "dannati della terra".
 Io consiglio di vedere questo film, i motivi li ho spiegati in questo post.
Per chi volesse approfondire il tema della questione razziale, o conoscere meglio le dinamiche all'interno della comunità afro-americana consiglio questi due bellissimi libri:  Ragazzo Negro di Richard Wright edizione Enauidi e Piccola America Negra di Langston Hughes ed Longanesi.

Proprio con una poesia di questo ultimo, vorrei concludere questo post

I, Too


I, too, sing America.

I am the darker brother.
They send me to eat in the kitchen
When company comes,
But I laugh,
And eat well,
And grow strong.

Tomorrow,
I’ll be at the table
When company comes.
Nobody’ll dare
Say to me,
“Eat in the kitchen,"
Then.

Besides, 
They’ll see how beautiful I am
And be ashamed—

I, too, am America.
Io, anche io, canto America

Sono il fratello più scuro
Loro mi mandano a mangiare in cucina
Quando viene gente,
Ma io rido,
e mangio bene
e cresco forte.

Domani
Sarò seduto a tavola
Quando viene gente
Nessuno allora ci proverà
A dirmi
“Vai a mangiare in cucina”

Per giunta
Loro vedranno quanto sono meraviglioso
E dovranno vergognarsi.

Io, anche io, sono America.

mercoledì 29 novembre 2017

Riflessione indisciplinata: Personaggi che io reputo persone reali

Eh, una volta qui era tutta campagna, e la gente sapeva distinguere il vero dal falso! Bei tempi quelli, madama cara!
Oggi viviamo tempi molto strani. Il confine tra vero, verosimile, inventato ma basato su fatti veri, e tutta quella miriade di horror tratti da storie vere, come è vera la merce falsa venduta a Napoli, è sempre più incerto e sottile.
Il che mi permette di scrivere un post, che un tempo sarebbe stato classificato come "prova di malattia mentale", ma ora è allegramente weird.
No, magari! Questo post è solo un altro delirio da occhialuto

1
Tutti abbiamo avuto un'infanzia (sai quella cosa del tutto implausibile e campata in aria che alcuni malviventi di Holywood si ostinano a rubarvi)ecco, par strano, ma tutti abbiamo vissuto quel periodo.
Rammento con gioia quando pensavo che ero ormai abbastanza grandicello per potermi gustare un bel Complesso d'Edipo, starmene rinchiuso in un appartamento - altro che le corse di un bambino col suo amico più sincero , un coniglio dal volto bianco e nero. Rubentino maledetto- ed essere istruito dalla versione sadica della signorina Rottenmeier.
Non ero un bimbo particolarmente vivace, prova sia che per tutto il primo anno di scuola non ho parlato quasi mai. No, no, aspetta! Togli il quasi.
Proprio in quei brillanti giorni ho costruito una specie di muro invisibile tra me e il resto del mondo. Osservavo, guardavo, m'incuriosivo. Però a distanza.
Il distacco tra un ambiente famigliare come la cascina, dove stavo coi miei nonni, e quel mondo così grigio, chiuso in sé stesso che era il condominio,  di fatto mi ha  portato a chiudermi in me stesso
Questa è la versione cut, il director's cut lo riservo alla mia psicologa eh!
Dunque a quella età un bambino si riconosce in qualche figura paterna. Meglio se entusiasta ed entusiasmante, meglio se vincente. Quella è l'età in cui i nostri padri, diciamo la verità, se lo prosciugano a manate quel cafone di Acquaman. Così mentre tutti i bambini crescevano inneggiando ed immedesimandosi in eroi e affini, io , a sei anni, ero l'amico del cuore di  

-Charlie Brown
Quel bimbo così sfortunato, che non eccelle in nessun campo,  depresso eppure molto profondo e arguto, mi piacque subito. Lui e Lucy, di quel cartone animato erano i mie personaggi preferiti. In lui però trasferivo tutti i miei giorni di bronchiti, stupidi giochi in cui perdevo sempre o arrivavo ultimo, o cazzo (come nel caso di nascondino) mi scoprivano immediatamente. Tutte quelle delusioni della vita, che un bimbo percepisce, ma non sa come spiegare Sopratutto lo ritenevo, e lo ritengo ancora oggi, un personaggio tenerissimo. Per compensare a volte ero convinto che Lucy fosse mia sorella, o simile. Perché, piano piano, si faceva strada in me il super potere del sarcasmo.

Colpo di culo: l'infanzia finisce! E sai che ti capita? Comincia l'adolescenza! Wow! In quel preciso istante della tua vita, ti ritrovi a vivere le cosiddette "CRISI"
Un piccolissimo momento delle nostre vite che vanno da quando hai 14 anni fino al giorno della tua morte. Casomai ci fosse il paradiso... Niente paura: ti becchi il remake delle tue crisi. Per l'eternità.
Diciamo che un bimbo simile non è che improvvisamente, da adolescente, ti diventa un figo pazzesco, di quelli che lo vedi subito, hanno il destino segnato: Venditore porta a porta di farlocchi contratti Eni. Li noti, questi piccoli imperatori delle scuole e dei bus italici, che sono diretti ad alta velocità verso l'unica frase che impareranno in tutta la loro vita: "Me la fa vedere la bolletta?"
Io, però, avevo imparato una cosa: il tuo ruolo è quello di simpatica macchietta, di straordinaria sagoma.Ho ricordo di quanto m'impegnassi a essere spiritoso e divertente.
Sempre timido, sempre scazzato, sempre colla passione per la musica, il cinema e la letteratura.
Mi fa piacere che molti abbiano avuto un'infanzia e adolescenza di merda, che rivendicano con ostinata felicità anche oggi che siamo in coda verso l'ingorgo della Vecchia e Morte. Quelli che " ti ricordi che belli i film.." e tirano fuori terrificanti titoli di robe brutte brutte in modo assurdo. Io, con coerenza, sono sempre stato un isolato, allontanato, sfollato, daje de idrante aho, occhialuto amante del cinema d'autore.
Eh, mentre voi vi trombavate le più belle della scuola, poracci, io - lo dico con umiltà e tatto, non voglio risvegliare in voi sentimenti di inferiorità che avete fatto fatica a lasciarvi alle spalle-  mi guardavo le opere di Bergman, tanto per dire! E mentre voi (ma veramente, cioè ce le avete tutte ma proprio tutte le sfighe di questo mondo) passavate una meravigliosa infanzia a giocare spensierati e a far le maratone col Vic 20, io alla veneranda età di dieci anni, mi commuovevo per il finale di Paris, Texas.
Giusto per dirvi quanto sia magnifica la vita di un occhialuto, rispetto a il resto del mondo
In questa età, così delicata hai bisogno di trovar qualcuno in cui riconoscerti. Qualcuno che ti sia d'aiuto.
Molti hanno gli amici del gruppo, tantissimi qualche atleta o rockstar.
Io mi rivedevo in questi personaggi:
Michele Apicella e Don Giulio
Michele Apicella, è stato come il fratello maggiore, o una versione più adulta di me. Io capisco ogni sua parola e gesto, comprendo il suo dolore così radicato da esser parte della quotidianità, la voglia di essere felici e la fiducia negli altri che si scontra pesantemente col naturale fallire degli esseri umani. Il disprezzo per le bugie banali, piccole tanto quanto per quelli che non rispettano l'assoluta bellezza e giustezza dell'amore.
Se Dante per il suo viaggio no alpitour nell'Inferno, aveva come guida Virgilio io, in quel inferno mediocre e senza scossoni  che è l'adolescenza degli occhialuti, avevo come  Sommo Maestro lui: Michele Apicella.
Forse, sarebbe stato il caso di chiamare il team di Mindhunter


Don Giulio invece era l'amico fedelissimo  e capace di apprezzare la mia cieca fiducia nella gioia, negli esseri umani, ma che non soccombeva al pessimismo e alla sofferenza come Michele. Rivedevo in lui un maestro di etica e morale, uno che come me ha o ambisce ad aver la coscienza immacolata. Uno che vuol far del bene e il bene degli altri, ma è incapace di cambiare le cose
Incapace, come lo sono io in diversi campi dell'esistenza umana.


Visto che anche l'adolescenza, in un modo o nell'altro, l'abbiamo lasciata alle spalle ( io sono un'enciclopedia di difetti umani alcuni anche marziani vivente, ma non ho la sindrome di Peter Pan) si entra in quella fase della vita in cui sei adulto e maggiorenne ma fondamentalmente sei ancora un ragazzino delle superiori, insomma: i venti anni.
Proprio a quell'età, non so se come penso nel 96 o 97 , vidi un film che mi sconvolse sia come spettatore che come piacente e sbarazzino giovin uomo brianzolo: Le Onde Del Destino
Fulminazione! Illuminazione sulla strada per Damasco: io sono
  Bess
Non vi ho mai detto che ero un campione nella disciplina della " gola bruciata"? No? Ecco, questa disciplina consiste nel trattenere e spegnere dentro di sé ogni emozione che trascini al pianto. E quando questo si presenta, sempre mai invitato e senza portare nemmeno una bottiglia di vino, cancellarlo. La gola brucia, perché il pianto vorrebbe uscire, ma tratteniamo va! Si, anche questo è uno dei classici della mia terapia. 
Vedendo questo film ho fatto fatica a trattenermi. Tanto era l'identificazione con lei, da una parte, quanto era la rabbia contro gli altri. Contro quel mondo che distrugge una persona splendida come Bess. Tutte le volte che vedo questo immenso capolavoro, questo film della mia vita, vorrei salvarla.Questo è il sentimento più forte: la protezione. Perché la comprendo, capisco, so quanto sia giusto sacrificarsi perché la felicità degli altri è più giusta e forte della mia. 
Per anni ho pensato questa cosa, oggi grazie anche a un matrimonio più fortunato di quello rappresentato in questo film, riesco a vivere un rapporto affettivo e sentimentale con maggior equilibrio. 
L'incontro con Bess, però è stato forte e profondo. Mi risulta ancora oggi difficile spiegare in modo chiaro cosa mi colpisse, cosa mi facesse partecipare con tanta forza a quel suo sacrificio.  Commozione e rabbia, totale coinvolgimento empatico e rabbia feroce, incontrollabile contro tutti i responsabili della sua rovina.

Il film che mi ha fatto conoscere Lars. Un legame fortissimo quello col cinema del regista danese, esattamente con la stessa intensità e partecipazione emotiva che ho per le opere di Moretti, che continua anche se ora sono molto più disneyano-buonista-virzianiano .
Sono anni in cui adoro i film tragici e radicali. Perché, si andava costruendo, una mia spiccata predisposizione per le sceneggiate e l'ira iraconda, che trasformavano i litigi in opere degne di una combinazione tra Merola e Von Trier.
A parte l'arte, l'unica cosa che mi dava un senso, mi dava delle regole precise e mi dava anche una identità precisa, era la politica.
In quegli anni mi impegnavo molto politicamente, anche ora, e se dovessi pensare ai momenti in cui davvero mi sentivo vivo e utile, erano proprio quelli delle manifestazioni, delle assemblee, dei direttivi. Gli anni in cui si comprende che per fortuna non sei né fascista né di sinistra giovanile che  peraltro saluto!
Per cui, potete immaginare come mi sia sentito coinvolto, come abbia perso cognizione di cosa sia vero o irreale, quando ho visto :

Rosetta


In un colpo solo, i meravigliosi fratelli Dardenne, mi hanno donato la compagna di tante lotte, di tanti giorni precari. Già nella scena iniziale quando aggredisce il suo datore di lavoro o quando si dice sorpresa: "oggi rosetta ha trovato un amico", ci trovavo tutto il furore per le condizioni di sfruttamento e isolamento praticate dalla precarietà sulla mia generazione, sia lo stupore che mi colpiva, ancora oggi mi colpisce, quando qualcuno manifestava interesse per me. 
Esattamente come  Lucy era la mia alternativa a Charlie Brown , o Don Giulio a Michele Apicella, Rosetta rappresentava benissimo me nei momenti di forza e rabbia, in alternanza a Bess.


Comunque: come arrivano, se ne vanno. Dico : i ventanni.
Mi sono ritrovato a trentanni: impegnato politicamente. tanto da distaccarmi anche da Moretti, perchè troppo borghese; precario nel magnifico mondo della promozione/vendita.  Faccio anche una piccola collezione di diplomi, che francamente, non mi serviranno a un cazzo: uno in "esperto delle politiche attive del lavoro", cioè il selezionatore in qualche agenzie interinale, l'altro come A.s.a. Bello, eh! Questo corso lo concludo con un punteggio altissimo, il più alto del corso. Però io e i lavori manuali non andiamo molto d'accordo e in più : la malattia, più la vecchiaia, più la morte, mi coinvolgono fin troppo.
Compro l'edicola, però!
In poco tempo il negozio diventa un punto d'incontro e io mi affeziono ai miei clienti.
(Si ci vuole poco per far in modo che io mi affezioni a qualcuno).
Grazie al rimandar a domani, quello che puoi far oggi, invece di occuparmi del negozio, un giorno comincio a navigare a cazzo di cane nel mondo dei blog. Finisco su uno in particolare.
Tra i tanti che commentano, c'è anche una donna particolarmente arguta e sagace.
Mia moglie

Non dimenticherò mai, la sala del Capitol, che è un po' il nostro cinema preferito in quel di Monza, quando andammo a veder Alabama Monroe
Eravamo io, lei, una coppia e il loro figliolo di tre anni.

-Didier
C'è una scena in particolare: quando, durante un concerto, lui smette di suonare e piano piano sclera contro il mondo, contro tutti, per via della morte della sua bambina e per la fine del suo matrimonio. Quella mano che cerca nell'altra la forza e non trova nulla. Questo è il classico personaggio che fa scattare il crocerossino in me, si si non è una cosa che fanno solo le donne eh. A esser sinceri, tutti i personaggi in cui mi identifico o verso cui provo una fortissima empatia li vorrei proteggere e salvare. Poi mi identifico anche nelle loro debolezze.
Didier è un peesonaggio fantastico e meraviglioso, una sorta di fratello maggiore che ha bisogno di un po' d'amore 


-George Valantine

Perché lo sapete: tanta tragedia, ma anche tantissimo Musical. Tanto impegno politico e tantissima testa fra le nuvole, perso in romantici sogni e illusioni. Per cui, è ovvio che un film come The Artist mi abbia conquistato. Ed è normale che nella parabola discendente di Valantine,  ci ho visto e provato cose che voi umani.. Forse potremmo vederlo come la faccia positiva di Didier, come sempre mi capita: star in equilibrio tra personaggi tragici e altri più positivi
La danza finale conferma quanto dico da secoli: la vita è un musical!


Una cosa che sanno solo i miei animali: io canticchio sempre. Accenno anche passi di danza, di tanto in tanto. Non posso immaginare un mondo senza musica
Non è un caso quindi che, felicemente fidanzato e con un lavoro che mi rompe le palle, ma mi permette di cazzeggiare tanto, sia nelle condizioni per dire: Addio, Gola Bruciata!
Ribadire il concetto: "Ma che cazzo me ne frega a me se gli uomini non devono mai piangere!"
Ci voleva un musicaal e il suo finale, ma ero già sulla buona strada, quando ascoltando questa canzone, portandola al maschile e alla mia vita, mi sono riconosciuto nel personaggio di

- Eponine




A volte, perché non abbiamo fiducia in noi stessi, o perché non ci riteniamo degni di nota, non so.. Capita di vivere grandi amori, senza confessarli. Per paura di esser rifiutati. Col risultato di chiudersi, di ritenere normale  non esser corrisposti, ma sopratutto affinando una grande arte per il canto  e le canzoni più tragiche e tristi che si possano immaginare. Come quella di Eponine



Succedono cose anche bellissime, sopratutto quando non le cerchi con ostinazione. Par che la vita avendo un grande senso dell'umorismo, voglia dirti: " Tu eri quello che pensava di morire più solo della solitudine? Quello che era  convinto che il suo cadavere lo avrebbero scoperto dopo mesi? Quello che passava notti a immaginarsi il proprio funerale e quante persone avrebbero partecipato?"
Ecco: L'amore! Non solo, ecco: il matrimonio!  Insomma: come sempre non avevo capito un cazzo della mia vita.
Ho fatto cambiamenti notevoli e positivi, certo non posso dire di eserere la persona più equilibrata di questo mondo, che non ho ancora ben capito chi sono e via dicendo, ma dai : mi sto impegnando a ricominciare da capo.

Con mia moglie condivido l'amore per il cinema, con lei sono andato a veder per la prima volta in sala, molte pellicole di autori che piacevano solo a me.
Tra questi Paolo Virzì.

- Donatella


La sequenza del carnevale di Viareggio, ogni volta che la vedo, mi fa pianger lacrime di rabbia. Per quanto facciano schifo gli uomini, per come la vita sia feroce e crudele contro alcune persone. 
Persone come Donatella, così fragile, pronta ad amare chiunque le mostri un po' di attenzione. Una che si racconta la storia del padre tanto amorevole, quando è il contrario.  Ho visto questo film, con mia moglie, ben cinque volte al cinema. Più una tramite dvd. Sempre, rimango colpito da questo personaggio. La vedo e sento, vivo, come una sorella, un'amica, e in quel  sono nata triste"mi si spezza il cuore . Ti capisco e ti voglio tanto bene, Donatella.


Così arriviamo ai giorni nostri. Sono un uomo che vive decentemente la sua età. Non uno che va sempre alle superiori. Ma non sono nemmeno così matusa, come mi piacerebbe.  Anzi, aspetta: sono un uomo sposato. Perché questa cosa mi riempie di gioia e orgoglio: esser sposato, aver testimoniato col matrimonio, davanti a tutti, che io sono felice di appartenere a mia moglie. Che siamo una coppia.
Se fossi meno disastrino, se non rovinassi a volte le cose per mia manifesta cretineria, potrei anche vendervi la storia della coppia più felice del mondo. Lo siamo. Con alti e bassi, ma questo capita a tutti.
Vado in terapia, spesso penso che la mia dottoressa vorrebbe rammentarmi che la terapia non è il "Davide Viganò Show", ma lo spettacolo è avvincente. Così non mi dice nulla.
Abbiate pazienza: uscirà il dvd per Natale !

-Rebecca


Questa folle, incontrollabile, disastrosa stalker è l'ultimo dei personaggi femminili che vedo come se fosse mia sorella o una mia amica. 
Una sorella e amica che comprendo benissimo, visto che abbiamo delle cose in comune, e che vorrei aiutare e sostenere, perché merita di esser amata e felice. Questa cosa dell'esser amati, considerati, ricambiati, che nessuno mi/ci abbandoni, è un tema forte nel mondo tra commedia e musical del sottoscritto.  Per cui appena ho saputo che hanno fatto una serie con queste dinamiche: eccomi!
Ex Crazy Girlfriend è per me la migliore serie tv, per quanto riguarda le "commedie".
E in più hanno composto il mio inno, il modo in cui io vedo e vivo la relazione sentimentale con mia moglie e la mia idea di cosa sia l'amore

Ok, ho davvero concluso. Il potere del cinema e dei personaggi che mette in scena, è davvero forte. Talora uno sconosciuto riesce a capire chi sei e tu (ri)trovi parti di te o persone che, se fossero vere, sarebbero tuoi/ tue ottimi/e amici/che.

E voi? In quali personaggi vi rivedete o vi piacerebbe che fossero vostri amici nella vita reale?





martedì 28 novembre 2017

Riflessione Indisciplinata: La vita è cinema La vostra, di che genere è?

Felice di smentirti ancora, triste signora blu
non è la vita ad ispirare le canzoni come credi tu
son le canzoni che costringono la vita ad essere com'è
e come non è
E allora mi dirai "Perché si piange? Cosa si ricorda?"
che i sentimenti, a questo punto, i sentimenti
sono solo merda!
E invece no, guarda come ti posso far soffrire con una finzione,
senti qui che passione!

Quanto tempo della nostra esistenza passiamo a lamentarci della vita? Distratti da problemi inutili, uno su tutti: il buonismo, tralasciamo tutti quelli che non fanno altro che sottovalutare questo dono che è appunto la nostra vita.
Preciso: uno di quei doni che, appena possibile,  rifileresti ad altri. Però ormai hai aperto il pacco, gettato lo scontrino, cerca di farci qualcosa con quello che hai!
In fin dei conti essa è composta perlopiù dai nostri desideri, speranze, obiettivi, e.. Ah, si! Anche tristezze, sconfitte, lavori che facciamo domandandoci: "Perché?" O relazioni precarie e sbagliate.
Ci abituiamo ad essa, e la subiamo.
Ti incarognisci, spegni ogni immaginazione e ti metti in fila, insieme agli altri piccoli uomini, disperati e nudi. Perché non siamo più capaci di emozionarsi, reinventare una giornata, avere dei piccoli e sgangherati ideali.
Oppure non riusciamo nemmeno ad esser così asociali,  da inventarsi un mondo proprio dove vivere. Un mondo che a ben vedere sembra un film!
Da quando nasci a quando muori la società del benessere e del capitale sbarazzino, pensa a te. Cosa vuoi leggere e cosa non vuoi, quale opere d'arte ti piacciono e quali no.
Che lavoro fare, quale posizione sociale conquistare, quali e quanti oggetti sono indispensabili affiché tu possa sentirti "protagonista del tuo tempo".
Anche questo modo alienante di dominar le nostre vite, se ci pensi , è molto legato al cinema.
Cosa facciamo noi in una sala al buio? Guardiamo una storia. Comodamente seduti, non dobbiamo fare altro che farci prender per mano, dai personaggi e dalla macchina-cinema, e goderci lo spettacolo.
La nostra vita, è come quella degli spettatori al cinema. La passiamo a  guardare.
Questo tema è antico, tanto che nella Parigi del 1800, era una tesi tmolto cara al poeta Charles Baudelaire. Il quale riteneva che in un'epoca di grande sviluppo tecnologico e di senso del meraviglioso, le città fossero diventate centri di svaghi, spettacoli,  tali da rendere l'esistenza umana al pari di un'esperienza cinematografica.  Le vetrine dei negozi, le luminarie, i piccoli universi di persone dentro ai bar, portano alla luce un nuovo modello umano: l'uomo che guarda. Egli è affascinato da tutti questi colori e novità tecnologiche, tanto da restare ammaliato ad osservarle senza alcuna partecipazione pratica. Questa nuova società e nuove città, devono tanto anche alla nascita del cinema.  Proprio grazie ad esso che si rafforza la distinzione tra chi guarda e il soggetto ammirato. Questo metodo verrà riprodotto anche una volta usciti fuori dalla sala, nei confronti dei luoghi in cui gli uomini comprano oggetti o quelli in cui vivono la loro esistenza
Per questo, più che pecore, noi siamo spettatori: di vite altrui, di tragedie e gioie, morte e vita.
Ci limitiamo a guardare, bombardati da immagini ed emozioni pianificate, ammaestrate, passive.

Io invece penso che noi siamo il film trasmesso sul telo. Siamo la storia che commuove, fa indignare, ridere. Siamo parole e immagini in movimento, attori candidati a tutti i più ambiti premi in circolazione
La nostra vita è un film e noi siamo Spettatori Indisciplinati che non stanno fermi a subire le immagini e ad applaudire a comando.

Proprio perché, andando contro alla cultura di passività sociale che impera nei nostri tempi, siamo gli unici e soli registi/sceneggiatori/attori, di questa roba chiamata vita. La quale non sarà molto ma nemmeno la butterei nel cesso
Basterebbe essere un po' curiosi, non creder che gli altri- questi fantomatici nemici senza forma e sostanza, ma tanto presenti nei nostri deliri- siano noiosi, scialbi, come in fin dei conti è quello che pensiamo di noi stessi.
Ogni essere umano è importante perché è un potenziale film. Hanno storie allegre, tristi, chi punta tutto sul melodramma sfrenato, chi sul "trattenuto". Abbiamo vite in Panavision e Technicolor, oppure traballanti e dal ritmo ansiogeno, come se fossero girate colla mdp a mano.
C'è la commedia romantica e quella più demenziale, i grandi drammi borghesi sul tema dell'esistenza, quasi tutti pensano di vivere in un porno, ma non è così!

Immaginare alla propria vita come a un film, significa non accettare il ruolo - imposto e doveroso- di essere uno spettatore. Vuol dire scegliersi la propria sceneggiatura, il proprio stile di regia.
Questo non significa che debbano esser tutte delle opere indimenticabili. No, alcune sono mediocri, sciatte.  Troppo commerciali e stereotipate, o fin troppo marginali e indipendenti.
Ci sono i campioni di incassi, a volte meritati e a volte no, e i flop. Ecco, ho simpatia per questi ultimi, a un patto però: che siano enormi, clamorosi, flop.
La società e la vita stessa ci impongono ruoli da recitare e posti in cui dobbiamo rimanere. Perlomeno rendiamoli sempre più nostri, in questo il cinema è d'aiuto.
Certo, il cinema è anche quella forza che ci tiene inchiodati alla sedia :passivi. Ma in fin dei conti è pur sempre possibile passare dall'altra parte dello schermo, no?
Quanti sono le opere che riflettono su questo tema? Da Pleasantiville a Last Action Hero, a La Rosa Purpurea del Cairo?
Perché il legame tra le immagini di vite inventate e quelle che viviamo in prima persona è molto stretto e fragile.
L'arte condiziona la nostra vita. La plasma, la rielabora, ci dona i mezzi per spezzare le catene del grigiore quotidiano, di una realtà passiva-aggressiva, la quale ci offre solo piatte esistenze, apparentemente lisce, piegate a subire tempi e ritmi di produzione, apatia, delusione, fughe verso vizi di seconda mano, scontati e banali.
Pensare di essere il regista/attore/protagonista di un vostro film, un vostro capolavoro che viene trasmesso tutti i giorni, per tanto tempo; potrebbe essere il modo migliore per non lasciarsi travolgere dal malessere sottile che è alla base di troppe esistenze.

Io, per esempio, quando mi sento particolarmente giù di morale, penso di essere il protagonista di una commedia musicale.
Sì, la mia vita è una specie di musical unita alla commedia "alleniana"   Un uomo incasinato, un disastrino occhialuto, megalomane e pigro,  eterno vecchio bambino. Uno che crede nel potere del musical, e le sue disavventure che traggono ispirazione da Allen, Baumbach, un pizzico di Ben Stller
In poche parole la vita di uno che ha problemi col proprio ego, le relazioni cogli altri, l'affettività e che - come i migliori maniaci dello schermo- ha un'assurda, immotivata,  ottusa, voglia di vivere.
Cosa che lo porta ad esaltare, enfatizzare, ogni situazione che lui reputa fonte di gioia.
Ed è il momento del musical

Questa sarebbe la mia vita se fosse un film. E a immaginarla, devo dire: mi piace parecchio

venerdì 24 novembre 2017

Riflessione indisciplinata: cosa è il week end? Il cinema e il fine settimana

Il fine settimana , è il traguardo tanto agognato e sospirato da masse di lavoratori di tutto il mondo.  Due giorni di riposo, pace, tranquillità. Già il pensiero mette di ottimo umore, non trovate?
Ci ricorda che siamo esseri umani, non dei fottuti robot,  e come tali abbiamo una nostra vita fatta di allegre scampagnate fuori città,  lunghissime dormite, alcuni fanno scoperte eccezionali, tipo: "Ehi, quella strana presenza che avverto in casa...E' mia moglie!"
Insomma, in un mondo che ha perso il gusto del sacro, il fine settimana, è forse l'unica cosa davvero sacra che abbiamo.

Abbiamo? Scusa, o adorabile scrittore occhialuto, ma mi vuoi spiegare a chi ti riferisci? Li vedi i centri commerciali, ristoranti, negozi? Ok, tu dici: " Ma quelli hanno fatto delle scelte!" Certo, ma quelli, per caso, non sono anche loro esseri umani? Naturalmente, infatti io difendo l'idea che la domenica i centri commerciali possano rimanere chiusi.  Per far la spesa ti organizzi,  è solo questione di abitudine.
Perché non ci sono più né lavoratori, né cittadini, ma bambini viziati e capricciosi, noti col nome in codice di: Clienti.
D'altronde un sistema tanto opprimente e repressivo, classista- ma nel senso errato: di classe dominante che schiaccia quelle meno abbienti- il lavoratore è una sorta di automa che deve solo obbedire e ringraziare i datori di lavoro ( che c'è la fila fuori per far sto lavoro di merda)
Essere sempre disponibili Questa è la regola. Avrete letto che in Germania si è messa in discussione la giornata lavorativa di otto ore, no? Pare che, almeno così si mormora, i lavoratori e aziende avessero il cattivo vizio di non portar a casa, con essi, il lavoro, dopo le ore dedicate ad esso in ufficio
Il fine settimana, come ho scritto sopra, era sacro. Lo dedicavi alla famiglia, a te stesso, a non far un cazzo, che è sempre la cosa migliore.
Ora invece cinque coglion..ehm, saggi, hanno pensato che i nostri tempi tecnologici, non sanno che farsene di tanto tempo sprecato a non produrre.
Produrre cosa? Rotture di palle per i dipendenti e tante idee sciocche da parte dei capi
Ricordatelo:" Non sarai mai un ottimo capo, se non hai idee sciocche da offrire ai tuoi sottoposti"

Per cui il fine settimana è diventato questo: l'ufficio delocalizzato, tutto qui.

Ecco la domanda delle domande: Cosa è il week end? Se lo chiede l'adorabile e accomodante, Cugina Violet, ma la domanda è assolutamente attuale e importante ancora oggi.
Visto che su google ho trovato pure chi, di professione, fa il " week end planner. Vorrei sapere che pianifica e per  chi ! Sicuramente non per le masse di lavoratori costretti alla reperibilità continua.
Io e mia moglie facciamo parte dei fortunati che possono ancora godersi il fine settimana. E credetemi vuol dire tanto
Perché hai tempo per riposare, pensare alla coppia, pianificare lavori, vedere film, far un giro in città o partire per un piccolo viaggio
Sono solo due giorni, ma ci rammentano che  NON siamo  il lavoro che facciamo, ma tutto il resto.
Per quanto mi riguarda ho sempre lavorato nei week end, e devo dire che il giorno di riposo in settimana, è quanto di più deprimente ti possa capitare. Sopratutto se vivi in Brianza.
"Sono tempi moderni, ormai si vive così, bisogna accettarlo, è il progresso"Già la sento la voce di quelli che "ci stanno troppo dentro" e per cui ogni pensiero altro e oltre è roba da populisti ( la scusa con cui schiacciare ogni protesta).
Vero, avete ragione voi. Poi, da vecchi, quando sarete sul punto di morire, vi verrà in mente che l'azienda, il tempo da sacrificare per il lavoro, non vi hanno dato nulla. Lascerete dei soldi che non avete avuto tempo di spendere, rimandando a data da destinarsi ogni momento dedicato ai vostri desideri.
Fino a quando vi accorgerete di non aver più desideri Però, cazzo, appena chiama il capo: taaac! Presente.
Forse è per questo che anche al cinema vanno di moda dei giocattoloni senza arte né parte, senza guizzi di fantasia, pathos, sono fatti per voi.
Voi che vi considerate dei super eroi perché siete sempre sul pezzo, sempre pronti ad obbedire o comandare. 

Io ricordo tempi migliori.  Tempi in cui ti accorgevi di vivere, di aver sogni e ambizioni, o più semplicemente: la gioia di aver qualcuno. Una donna, un figlio, una famiglia. Passare tempo con loro. Pure litigare e rovinarsi gli unici giorni di riposo, ma era sempre comunicare.
Sopratutto era tempo per il cinema, in sala o a casa, ed era dolce per me naufragare in quel mare.

Proprio per questo, ho deciso di mettere quelli che reputo i film più divertenti o inquietanti sul tema del week end. Quelli che per un motivo o l'altro mi son piaciuti. Sopratutto quelli che ricordo. Sapete la mente a un certo punto gioca brutti scherzi e non si ricorda quasi più nulla. Beata dimenticanza aka smemoratezza
E voi? Quale è il vostro rapporto col fine settimana? Mi auguro protetto o platonico, che di questi tempi.. E quali sono i film ambientati nel fine settimana, che rammentate con piacere?

Ecco i miei magnifici tre

- Un Tranquillo Week- End di Paura di J. Boorman


Un classico che raccomando per chi, novello ragionier Filini, abbia il pallino di organizzare belle gite fuori porta.
Qui il link a una mia vecchia recensione, urge un remake di essa!



- Week End con il morto di T. Kotcheff
Hai presente un film scemo, brutto, insulso, ma che - per mille ragioni- hai visto e rivisto tante volte? Ecco, per me questo è : Week End con il morto. Una pellicola assolutamente imbarazzante, che si trascina stancamente verso il finale, ma che mi fa ridere tantissimo. Almeno quando avevo venti anni, ma ero già un buonista radical chic eh!  Esiste anche un secondo capitolo, ma non l'ho mai visto


- Il Gioco di Gerald di M Flanegan
Il 2017 è stato un po' l'anno di Stephen King.  Dal tanto atteso e pubblicizzato It, fino a due opere uscite direttamente per netflix, che mi hanno conquistato totalmente.
Parlo di: 1922 e Il Gioco di Gerald
Questa ultima pellicola in modo particolare, riesce con pochi mezzi e tantissimo ottimo mestiere a render mozzafiato, avvincente, inquietante, e , ma si dai: disturbante, una storia assai complicata da portare sullo schermo.
Mike Flanegan si mostra un vero e proprio autore del genere horror. Uno capace di gestire le dinamiche, i temi, le regole di ogni etichetta legato al genere. Ci riesce benissimo anche in questa pellicola, che fa passar la voglia di eccitanti week end isolati  ^_^


mercoledì 22 novembre 2017

BOOMSTICK AWARD 2017

Ora possiamo bem dire che dei premi non ce ne frega nulla, che noi siamo indipendenti e marginali e tutte queste cose commerciali, ma chi se ne fotte! Questi sono i discorsi dei perdenti. E non quelli che piacciono a me: romantici, nobili, colla coscienza immacolata.
No, questo è il pensiero di chi non venendo considerato per mancanza di mezzi propri decide di prendersela con tutto il mondo.
A me fa piacere quando il mio diario pubblico sul cinema, riceve qualche premio. Fosse anche il Premio Osmannoro International.
Non faccio di essi lo scopo principale della mia vita, tanto meno di questo bellissimo blog assolutamente personale, su cui scrivo quando sento il bisogno di scrivere.
In ogni caso Francesca  mi ha assegnato questo premio molto importante nel magico universo dei bloggers. Sono contento per le parole che lei ha speso e mi par giusto segnalare quelli che sono i blog che leggo con più o meno frequenza.

Ecco le regole


1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto, o più di uno, se ne avete
4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io (Germano) le ho concepite

Io ho scelto codesti blog
Il cinema è rito collettivo. Contro la figura del blogger singolo, individualista, leggete e fate leggere il miglior blog di cinema d'Italia e non solo
Non concordo sempre cole recensioni di Sauro, ma è un blog davvero ben fatto. Rubriche interessanti e una visione ben precisa del cinema.  Oltretutto è scritto molto bene
La Finestra di Hopper è quel blog/sito che fa la differenza col resto del mondo. Grazie all'intelligenza e sensibilità della sua autrice: Francesca. Non solo cinema, ma tante riflessioni interessanti. Oh, leggetelo e basta!
Fra gli scrittori di genere ci sono i ragazzini, anche se hanno cinquanta e passa anni, con i loro racconti che scimmiottano la moda del momento e il cattivismo da happy hour, e ci sono gli uomini. I Signor Scrittori.
Fabrizio fa parte di questa categoria. Taccuino è uno di quei blog che devono esser letti e conosciuti!
Perché è stato uno dei primi blog di cinema che ho seguito e letto con interesse.
Perché Lucia mette talmente tanta passione nelle cose che scrive, che anche quando non son per nulla concorde, mi appassiona a quello che scrive e mi fa anche riflettere sopra. In più, grazie a questo blog ho conosciuto mia moglie! Per cui mi è impossibile non metterlo
Perché mi diverte, ma non ha l'angoscia di essere divertente e particolare a tutti i costi.  Il dono dell'ironia è spontaneo e piacevole. 

Vabbè abbiamo finito! Ciao e alla prossima.

martedì 21 novembre 2017

PADDINGTON 2 di PAUL KING

A volte si avverte il bisogno di tornare un po' bambini. Non tanto per aver di nuovo sei anni, no! Dio ce ne scampi! Io a quell'età andavo a scuola e la mia maestra era di una severità..Ok, non sono qui per scrivere la mia vita! Voglio dire: arrivati a una certa età tutti pretendono che tu sia adulto e ti comporti come tale. Niente di male, ma esser adulti per molti significa non stupirsi più, o commuoversi, o gioire per un piccolo film.
Un piccolo film dove la maraviglia è di casa in ogni inquadratura. Certo, la parte adulta avrà da ridire, ma lasciamola a far i conti, pagare le bollette, cercare di essere un tossico all'ultimo stadio in fatto di " mission" da concludere per la propria azienda.
I bambini e gli orsi parlanti, col cazzo che hanno di questi problemi! A loro è permesso ancora credere in qualcosa di buono; anche di magico.
A loro è permessa una purezza assoluta nello sguardo e nel cuore. Bastano a volte solo queste cose per far un ottimo film dedicato a tutti i bambini
Anche quelli un po' cresciuti

Il film comincia raccontandoci dell'incontro tra Paddington e sua zia " Lucy"  Lei lo salva dal pericolo di annegamento, poiché il cucciolo è attaccato a un ramo di albero in balìa delle correnti di un fiume nei pressi di una cascata.
Questo gesto instaura un rapporto profondissimo fra i due orsi. La pellicola, in sostanza, parla di questo
Paddington ora vive in quel di Londra. Ha trovato una famiglia che lo ama e lui ricambia totalmente questo sentimento. L'orsetto è ben voluto da tutti i vicini,  a parte uno.
I problemi per il nostro eroe cominciano quando decide di comprare un pop-up book dedicato a Londra , per spedirlo a sua zia Lucy.
Quel libro infatti nasconde la mappa di un ricco tesoro e fa gola a un ex stella del teatro, ormai finito a recitare in ridicoli spot pubblicitari.
A causa di questo vil fellone, Paddington finisce nei guai.

La sua nuova famiglia però non l'abbandona e farà di tutto per smascherare il vero colpevole. Nel frattempo, contro ogni previsione, l'orsetto in carcere trova nuovi amici ed è ben voluto da tutti.
In fin dei conti, cosa vuol insegnarci questo film per bambini? Che le persone buone, le quali fan del bene per il piacere di farlo, senza pretendere nulla, se non amicizia e affetto, riusciranno sempre ad aver la meglio su qualsiasi situazione brutta capiti a loro. Non esiste un luogo che sia talmente brutto, da non avere o trattenere in sé del buono.
Ai piccoli insegna che i detenuti sono esseri umani, bisognosi anche loro di sognare o esser amati. Di aver amici e ritornare un po' innocenti.
Certo, so già cosa direte: " Ma la vita è durissima! I buoni sono i primi ad essere eliminati!"Sì? Ok, allora tenete questo mondo e lo schifo che ne deriva.
La forza assoluta del cinema sta nel suo sovvertire la realtà. Anche attraverso un linguaggio antico, ma sempre utile, che è quello della fiaba.
Ci insegnano a esser cinici , a credere che ogni manifestazione di bontà sia ipocrita, facciamo battaglie ridicole contro falsi nemici come il "buonismo"
Perché questo per molti vuol dire essere adulti: dei pirla.
Io credo invece che film come Paddington 2 facciano solo bene agli spettatori. Coscienti di vedere una fiaba, di assistere a uno spettacolo con intenti anche morali, ma per piccini.
Il cinema può aiutare i bambini a comprendere i sentimenti, a far lavorare l'immaginazione e sviluppare la fantasia
Per questo vi invito a riscoprire anche il libro da cui è tratto il film: Paddington di Micheal Bond.
L'ho letto due anni fa. Un piccolo, meraviglioso classico, che Paul King ha saputo portare sullo schermo, rielaborando e inventando molte situazioni, ma tenendo intatto e riconoscibile lo spirito alla base dell'operazione letteraria.
In Inghilterra "Paddington" è un classico
Non so quanto sia noto e famoso da noi, ma avvicinandosi Natale, direi che sarebbe un regalo davvero ottimo per i piccini.
Libro e dvd del primo film, poi di corsa a veder questo alto gioiellino
Si, un gioiellino: per la recitazione divertita e divertente di tutto il cast, in particolare un ottimo e strepitoso  Hugh Grant, nel ruolo del villain.  Questo personaggio è una garbata presa in giro dei vecchi attori tromboni, in bilico tra buffoneria ed egocentrismo sfrenato.
Grant ha le giuste doti di auto ironia ed ironia, ed è perfetto nel ruolo. Un giorno dovrò scrivere un lungo post di auto critica su costui.
Il resto del cast è funzionale alla trama e alle esigenze del film, ma sono tutti impeccabili. A me sta particolarmente a cuore Hugh Boneville per il fatto che sono un grande fan di Downton Abbey.
Quello che stupisce, a mio avviso, è l'uso della tecnologia, della c.g.i per dar vita all'orsetto.
Una vera meraviglia per gli occhi, quello che son riusciti a fare anche in questo film. Paddington sembra vero: le sue espressioni, i dettagli anatomici, come si incastra a perfezione nelle scene con attori in carne ed ossa. Dovrebbero insegnare come si usa bene la c.g.i al buon Muschietti, visto che in It è particolarmente mal fatta.
In poche parole: un ottimo seguito, forse anche meglio del pur brillante capitolo uno. Opera che saprà deliziare gli adulti che san tenere in sé ancora un briciolo di meraviglia per le fiabe, un po' di cuore puro e resistenza al cattivismo un tanto al chilo che domina la nostra società
A volte è davvero utile tornare bambini





venerdì 17 novembre 2017

DOWNTON ABBEY

Risulta pressoché impossibile scrivere un "articolo" per un blog di cinema,  dedicato a una serie tv così piena di personaggi e fatti.
Tanto che già una volta riposi nel cassetto delle cose che dovevo fare o dire, ed invece ho abbandonato all'oblio,  l'idea di scrivere su di essa
Rivedere dal principio tutta la serie, mi ha dato la forza per riprendere in mano il progetto. Dopotutto questo è il blog di un appassionato spettatore di cinema, non di un raffinatissimo studioso, per cui possiamo procedere senza l'ansia accademica di dover scrivere cose profonde, intelligenti, documentate al 100%.
Sì, come sempre ha trionfato il mio motto: Caa me ne fotte (in realtà ripreso da Ciro dei The Jackel)

Downton Abbey basa gran parte del suo interesse nella costruzione della storia. Il lavoro di scrittura è molto forte e preciso sia sper quanto riguarda le  ambientazioni storiche e sociali del periodo in cui è ambientato, sia nell'evoluzione dei personaggi lungo tutte le stagioni. Non mancano nemmeno sapienti colpi di scena, in particolare nella terza stagione, dove scompaiono due personaggi fondamentali.  Proprio come nella vita vera c'è un continuo via e vai di uomini e donne, ma ognuna, anche se appare per pochi episodi e solo in una stagione, pensiamo ad esempio al signor Lang , valletto che sostituisce per poco lo storico aiutante del conte, parlo di quel bellissimo personaggio che è Bates, rimane impresso per bene nella nostra memoria.
Lang, ad esempio è il simbolo degli orrori della guerra, dei traumi, non possiamo che provar pena per lui, proprio mentre si celebra il glorioso sacrificio di una generazione di giovani e proletari.
Perché l'astuzia e furbizia in sede di sceneggiatura sta proprio  nel miscelare bene la Storia, colla fiaba malinconica e romantica di una famiglia di nobili dello Yorkshire, che si ritrovano a vivere un passaggio storico, il quale prevede grandi cambiamenti per la classe aristocratica, mentre - purtroppo- si fa largo quella dei borghesi. Che sciagura! Vero Cugina Violet ?
Artefice del successo di questa serie, per me sono due elementi essenziali per ogni film, serie, rappresentazione teatrale: "sceneggiatura" e cast.
Concentrandoci sul primo elemento, quello dello script, dobbiamo rendere onore al creatore della serie:  Julian Fellowes.
Attore, scrittore, sceneggiatore, premio Oscar nel 2002 per la sceneggiatura di quel capolavoro che è  Gosford Park,  si è occupato anche di scrivere per il cinema opere come  Il falò delle vanità, Young Victoria, la serie di Downton Abbey e del Titanic, facciamo finta che The Tourist l'abbia firmato il suo maldestro cugino, attualmente al cinema vi è un'altra sua opera: Mistero a Croocked House.
Nato a Il Cairo,  il 17 agosto 1949, ha natali nobili, essendo Barone Fellowes di West Stafford.
Questo titolo gli è servito per trovare la dimora adatta dove ambientare la serie, visto che è amico di lunga data della famiglia proprietaria.
Inizialmente costui era stato contattato per portare sul piccolo schermo il suo celebre romanzo: Snob,  opera in cui si diverte a svelare e prender in giro i rituali della nobiltà, o di quello che rimane, durante il periodo che va dalla Thatcher a Blair, almeno questo mi è parso di comprendere, cercando notizie in giro.
Poi si è deciso di far altro: una nuova storia che prenda in considerazione il periodo che va dal naufragio del Titanic fino a metà anni 20.
Diciamo che ha avuto una buona idea!
La serie infatti si apre colla notizia del tragico naufragio del Titanic, a bordo del quale vi era il promesso marito della prima figlia del conte Robert e di sua moglie, la ricca americana Cora, l'accomodante e sempre serena : Mary ( scherzo ovviamente).
Tutta la serie si basa su questo cercare marito, poi lo trovi, poi lo perdi, poi arrivano degli spasimanti per allungare il brodo, poi toh va sposati questo e abbiamo finito. A mio avviso, per quanto basilare e fondamentale per la serie stessa, tutta questa parte non è molto interessante.
Le parti interessanti sono i dialoghi, i personaggi, mischiare elementi di romanzo popolare, le disavventure dei miei amatissimi Anna e Mr Bates colla prigionia di lui, la violenza che a un certo punto subisce lei, e il trionfo dell'amore, echi di nostalgica narrazione vittoriana,  e una visione politica ben precisa: mantenere equilibrio tra tradizione e progresso, accettazione di certi diritti individuali, le figlie sono portate a confrontarsi colla società, ma la più piccola, la nostra amatissima Sybil, unica ad avere un'idea forte di adesione allo sviluppo sociale del popolo, tanto da aiutare una cameriera a diventare segretaria e sposare l'autista socialista e irlandese, Tom, andando contro alla famiglia, pagherà colla vita. Mentre le altre due vivranno grandi drammi, rimanendo a metà strada tra mondo moderno, occuparsi dell'amministrazione della terra o dirigere una rivista femminile, e appartenenza all'aristocrazia. Forse dalla quarta stagione in avanti vi è un tentativo rafforzato di mostrare i benefici della borghesia coi suoi diritti civili un tanto al chilo, e persino una piccola incursione nel mondo jazz, che mi par davvero messa lì un po' a caso
Non dimentichiamoci che parliamo di una serie assolutamente Liberal-Conservatrice, lo si nota nell'evoluzione del personaggio di Tom, autista di idee socialiste, ma queste idee rimangono espresse più a parole che manifestate realmente, o della lunga presenza dei "poveri rifugiati russi" cioè quelle mer..quelle persone, nobili parassitari che avevano sostenuto le truppe zariste e le potenze nemiche durante la guerra civile dopo la Rivoluzione.
Da questo punto di vista è un frullato dove ci capita dentro di tutto e di più.
Sbagliamo, però, se la giudichiamo da un punto di vista storico e politico.
E qui dobbiamo ripetere quanto detto all'inizio

Dwonton Abbey è una fiaba che narra la fine di un'epoca, avendo cura di evidenziare le storie, ora tragiche ora buffe, ora commoventi, dei suoi personahggi


Che siano simbolici come i nostri amati, da me e mia moglie, Anna e Bates, i quali per tutta la serie dovranno vedersela colla cattiveria del fetente Thomas, e con svariate disavventure, molto pesanti. Però la loro forza, unione, serve, per un messaggio preciso e forte: l'amore può e deve superare le difficoltà della vita, Anna non è "troppo buona", ma è una donna forte anche senza manifestarlo attraverso le classiche cretinate borghesi, perché si fa forza grazie all'amore che prova per il suo uomo e viceversa, perché la stessa cosa vale anche per lui. Ci ricordano che pur essendo dei "servi", sono persone in carne ed ossa, ma anche personaggi che riprendono le regole dei romanzi più popolari e di consumo.
Il filo conduttore della bontà che viene premiata, è evidente sopratutto nella descrizione della classe lavoratrice al servizio dei nobili. Basti pensare a un altro personaggio cristallino, limpido, vittima anche lui di circostanze non proprio favorevoli, ma che alla fine riuscirà a conquistare un posto degno di nota: parlo di Mosley


Da valletto/ maggiordomo del futuro erede di casa  Crawley , a disoccupato dopo la morte del suo padrone, fino a una lenta risalita, che lo vedrà alla fine realizzare il suo sogno.
Costui è un po' l'anima buffa della serie, si ubriaca durante un ricevimento dandosi a sfrenate danze, si tinge malamente i capelli di nero, un uomo buono nel senso più alto e nobile del termine.

Funzionale al discorso tanto caro al creatore di Downton Abbey: puoi essere un servitore, ma se ti impegni potrai dar una svolta alla tua vita. Un discorso morale e paternalista, tanto caro ai liberali e estremizzato dagli americani, ben presente durante tutte le stagioni. Ma non dimentichiamo, mette nero su bianco le righe scritte in piccolissimo nel contratto, che tutto quello ottenuto, è si frutto del vostro impegno, ma è voluto e accettato dal buon Conte Robert e famiglia. Per cui bravi proletari, ma ringraziate sopratutto i padroni che ve lo consentono
Questo elemento è chiaramente indulgente e frutto di fantasia, la vita dei domestici non è esattamente quella vista in questa, peraltro, bellissima serie.

Perché essendo romanzo, fiaba, quasi - cito l'amico  Fausto di Cinefatti- una soap opera, visto gli intrighi di cuore di Mary e di Edith, colle disavventure segnate dalla morte degli amati, figli da nascondere per evitare lo scandalo, e  tutte quelle cose che servono per un racconto di massa; questa magnifica serie punta a commuovere, far partecipare emotivamente, lo spettatore.
La morte di alcuni personaggi che abbiamo tanto amato, riesplode ogni volta che ci capita di rivederle, anche se sappiamo benissimo cosa accadrà. Eppure è un durissimo colpo.
L'emozione per personaggi come Anna, Mosley, o Daisy, che sfidano la sorte per costruirsi una vita, così ben definiti da ritenerli quasi dei parenti o amici.

Sopratutto Downton Abbey, è un fiume in piena che trascina con sé la storia, la letteratura alta e bassa, la bellezza dei vestiti e quindi l'omaggio all'eleganza, la nostalgia di un tempo forse mai davvero esistito.
Downton sono le maniere e manie dell'indimenticabile maggiordomo  Carson, uomo dal passato di guitto teatrale, che dopo una delusione sentimentale decide di irrigidirsi nel ruolo impeccabile del maggiordomo.
Fino a una svolta sentimentale e un'uscita di scena che celebra, nell'ultima puntata, la fine totale di un mondo e l'inizio di un altro, peraltro nelle mani di un personaggio che detesto ma che evidentemente andava premiato!
Sono tantissimi i personaggi, le cose da scrivere e dire su questa magnifica serie. Davvero troppe. Potreste aggiungere voi qualcosa nei commenti, ne sarei felice, davvero!
Rimane il fatto che una serie di questo tipo segna il netto miglioramento avvenuto in questi ultimi tempi, per quanto riguarda il mondo delle serie televisive. Le quali, mi par banale scriverlo ma io sono banale per cui lo scrivo, non saranno mai il Cinema, o la nuova strada di esso, però hanno fatto un enorme balzo in avanti sotto tutti i punti di vista e questo va premiato!

Detto questo salutiamo i padroni di casa il fantastico conte Robert e consorte, Cora.
E torniamo alle nostre vite precarie, piccolo borghesi, ma ricche d'amore e travagli, come quelle dei personaggi di questa serie

Un saluto in particolare alla bellissima Iside <3 p="">